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Macerata è ripartita. Anche grazie alle start-up

Ai primissimi posti nelle classifiche dell’imprenditorialità innovativa. Merito della tradizione manifatturiera e della cultura d’impresa

Tre anni fa, quando Panorama d’Italia ebbe inizio, l’evento dedicato alle imprese ad alto tasso di innovatività aveva un titolo “di incoraggiamento”: “Fare start-up si può”, ricorda Sergio Luciano, moderatore della tavola rotonda qui a Macerata dedicata a questo nuovo segmento dell’imprenditoria.

Oggi, nella terza edizione del tour, siamo alla seconda tappa e il covegno in questione ha un titolo diverso da allora, concentrato in due parole-chiave dello zeitgeist imprenditoriale, innovare e rinnovarsi, a dimostrazione di un cambiamento del focus, sottile ma sostanziale.

Lo spiega bene Luciano: “Una volta creata, cosa occorre perché una neonata azienda si consolidi e diventi uno strumento di crescita e di occupazione?”

90 secondi per spiccare il volo
Come emblema vivente di quanto il format di Panorama d’Italia e la sua evoluzione abbiano un senso non soltanto teorico e speculativo, c’è il premio che viene assegnato alla start-up più innovativa del territorio.

Dalle mani del direttore di Panorama Giorgio Mulè, il riconoscimento è andato in quelle di Christian Ricciarini, uno dei 4 fondatori di Officine Creative Marchigiane, facilitatore tecnologico di Pesaro che, oltre agli onori del caso, riceve anche la “cassetta degli attrezzi” che contiene gli strumenti per poter gestire al meglio l’attività, dalla Patente Informatica Europea dell’Università Telematica Pegaso, al modem 4G di Telecom, e fino alla consulenza di Fernando Napolitano di IB&II e la piattaforma cloud di Ibm.

Una regione di startupper
Comincia dai numeri l’intervento di Giuseppe Ravasi, manager of Cloud Ecosystem Development di Ibm Italia. Sono cifre piacevolmente sorprendenti, che collocano le Marche “all’ottavo posto in Italia per numero di start-up, portandola sul terzo gradino del podio per numero di nuove aziende ad alto tasso di innovazione in rapporto agli abitanti”.

Un territorio fertile, dunque, che si arricchiesce della presenza del 10% di tutti gli incubatori nazionali. Quindi è possibile affermare che dopo una lunga fase di crisi, le Marche stanno ripartendo?

“Sono già ripartite ed è avvenuto anche grazie alle start-up”. La parola passa ad Andrea Miccio, responsabile di imprenditorialità dell’area incentivi e innovazione di Invitalia che, tra le altre cose gestisce il fondo Smart & Start, un’iniziativa oggi concentrata sulle aziende ad alto tasso di innovazione e di contenuto tecnologico.
“Negli ultimi anni, sono state circa 700 le imprese finanziate – precisa Miccio – con un apporto giunto dalle Marche decisamente buono, soprattutto sotto il profilo qualitativo delle idee in cerca di capitali che ci sono state presentate”.

Il caso The Hive
Era il 2013 quando Giorgio Guidi ha fondato The Hive, un incubatore privato che, in questi 3 anni, ha dato “tanta benzina alle auto che si sono fermate al suo ditributore”.

Tutto è partito da un sogno: “fare delle Marche un polo di attrazione europeo per i nuovi soggetti che hanno voglia di fare impresa. Il terreno – spiega il manager – del resto è fertile, e questo lo dobbiamo anche alla nostra tradizione manifatturiera e alla nostra cultura imprenditoriale”.

Nel suo intervento, Guidi riprende il filo di un discorso cominciato nel seminario precedente dedicato alle imprenditorialità del territorio, e sottolinea il problema delle infrastrutture in una terra difficile da raggiungere. Ma il punto di vista è capovolto: “Per noi non è una difficoltà, è una risorsa. Io trascorro 180 giorni all’anno all’estero, e grazie a questa ‘lentezza’ riesco a pensare, riflettere, studiare meglio”.

Innovare la tradizione
La parola torna a Ravasi che ricorda come “in base a uno studio recente, a Macerata ci sono 500 giovani laureati con un’idea innovativa di business”. Una di queste è quella di Andrea Carpineti, fondatore di Design Italian Shoes, attiva da meno di un anno nel campo del digital manufacturing, con un’idea, diventata realtà dell’e-commerce della calzatura personalizzata, che va a incastonarsi nel distretto fermano-maceratese fatto di 3.500 artigiani altamente specializzati. “Oggi fare scarpe di qualità non basta, occorre iniettare innovazione”.

Il cuore della sua idea è un configuratore 3D che permette di creare la scarpa personalizzata, scegliendo modello, pellame, suola.

La richiesta può ovviamente arrivare da ogni parte del mondo ed essere poi indirizzata da un artigiano locale, che in 4 settimane è in grado di arrivare al prodotto finale.

Dieci anni di formazione online
Partita nel 2006 in un piccolo appartamento, dopo un decennio è la più importante realtà italiana per la formazione a distanza che oggi annovera oltre 30 mila studenti e sedi nelle principali città del Paese.

Oggi poi è un giorno speciale per l’Università Telematica Pegaso, il day after del suo decimo compleanno, appunto, e a ricevere gli auguri c’è in videoconferenza il suo presidente Danilo Iervolino, che ricorda come la più grande sfida di questi due lustri di attività sia stato “far comprendere a un settore ‘chiuso’ le nuove frontiere raggiungibili dall’e-learning e, in tempi più recenti, che nella nascita di nuove imprese il legame con l’università è essenziale, e che la metodologia di insegnamento online non è un metodo ‘sovversivo’, ma al contrario il cambiamento non deve spaventare ma essere colto, cosicché la formazione elettronica diventi l’inchiostro vivo su cui scrivere le pagine sul futuro dei giovani.”

Uscire in bellezza
A chiudere la mattinata di riflessioni è l’intervento, da New York, di Fernando Napolitano, il presidente e Ceo di IB&II e a sua volta startupper nella consulenza e nel venture capitalism.
La sua relazione è incentrata su un aspetto cruciale nel mondo dell’impresa ad alto tasso di innovazione: “Per poter fare bene questo mestiere, dovremmo concentrarci di più sulla parola Exit, cioè l’obiettivo di crescere per poi essere acquisiti da qualche realtà più grande. In questa ottica, assistiamo a un numero sempre maggiore di realtà italiane che si accostano ad aziende americane dando vita a incroci molto interessanti”.

 

Fonte: Panorama

Categorie:   Startup

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